TINA ANSELMI: UNA VITA PER LA DEMOCRAZIA

SU RAI 1 IL 25 APRILE IN PRIMA SERATA

            Presentato alla stampa, lunedì 17 aprile, nella storica ‘Sala A’ di Viale Mazzini 14 in Roma, il film tv dedicato alla vita di Tina Anselmi, su soggetto di Anna Vinci (tratto dalle opere “La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi” della stessa Anna Vinci e “Storia di una passione politica” di Tina Anselmi ed Anna Vinci), sceneggiatura di Monica Zapelli in collaborazione con Marta ed Ilaria Storti, per la regia di Luciano Manuzzi, con Sarah Felberbaum nei panni della prima donna ministro in Italia, prodotto da Angelo Barbagallo per Bibi Film Tv insieme con Rai Fiction. In onda su Rai 1 in prima serata martedì 25 aprile.

            Interpretato da Sarah Felberbaum (Tina Anselmi), Alessandro Tiberi (Giovanni Di Ciommo), Benedetta Cimatti     (Francesca), Sara D’Amario (Nilde Iotti), Piero Cardano (Nino Arcoleo), Gaetano Aronica (Aldo Moro), Paola Buratto (Marcella), Michele De Paola (Gino), Valentina Ghelfi (Mariella), Stefania Bogo (Norma), Filippo Velardi (Giacotto), Antonio Piovanelli (Sandro Pertini), Enrico Mutti (Benigno Zaccagnini), e con la partecipazione di Andrea Pennacchi (Ferruccio).

            Veniamo alla sinossi. Tina Anselmi ha solo 16 anni quando nel 1944 viene portata, insieme a tutti gli studenti di Bassano, a vedere 31 uomini impiccati dai tedeschi. Quel giorno capisce che per cambiare il mondo non si può restare a guardare, bisogna agire. “Se vuoi cambiare il mondo devi esserci”, diceva la Anselmi. In quel momento significa entrare nella Resistenza e rischiare la vita, la prigionia, la tortura. A soli 16 anni diventa staffetta partigiana e pedala senza sosta tra Castelfranco e Treviso portando documenti e informazioni. Tra i partigiani conosce anche un ragazzo che le fa battere il cuore. Si chiama Nino e studia Medicina. Insieme, sognano un futuro.

            Arriva la primavera del 1945, l’Italia è libera. Tina Anselmi è felice, ma anche consapevole che quella ragazza che ha rischiato la vita per la democrazia, non è più la stessa di qualche tempo prima. Che senso ha la libertà, se c’è ancora l’ingiustizia? E l’ingiustizia più grande che vede è quella che colpisce le giovanissime operaie delle filande. Le più povere, in un’Italia già povera. Un lavoro precario, poco pagato, che si porta via la loro giovinezza e la salute. Tina comincia la sua nuova avventura nel sindacato, con qualche incongruenza che ha attraversato la sua vita (prima nella CGIL, poi nella sua perfetta antitesi: la CISL; così come da partigiana a deputata e ministro – mi rifiuto, proprio da amante della lingua italiana, di scrivere il risibile ‘ministra’ – della DC).

            Accanto ha spesso una nuova amica, Francesca Meneghin, di Vittorio Veneto, con cui condivide ideali e battaglie. La condizione della donna comincia a diventare un pensiero pressante. Non c’è in Italia, tra uomini e donne, parità di salario. Esiste ancora la facoltà di licenziare per il semplice matrimonio, figurarsi per maternità, tema ancora attuale, figurarsi all’epoca. E nemmeno a scuola le ragazze hanno le stesse opportunità dei maschi. Nasce in lei l’idea di quella che sarà la Commissione per le Pari Opportunità.

            La passione di Tina per la vita si scontra con la morte di Nino, per tubercolosi. È un dolore enorme che sembra schiacciarla ma, anche grazie all’aiuto di Francesca, riprende a lottare con forza e determinazione.

            Il legame tra Tina ed il Veneto resta fortissimo, ma Roma e la Democrazia Cristiana sono sempre più presenti nella sua vita. C’è un deputato, Aldo Moro, che più degli altri sembra credere in lei, tanto che la Anselmi nel 1976 diventa Ministro del Lavoro; è la prima volta che una donna in Italia ricopre questo ruolo. Grazie a lei, le differenze salariali tra uomini e donne vengono abolite. Due anni dopo è Ministro della Salute, sul suo tavolo ci sono leggi e riforme importanti: la legge sull’aborto (tornano gli ‘imbarazzi’ di una cristiana, democristiana, ex partigiana), la ‘Riforma Basaglia’, l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale. Ma il giorno in cui dovrebbe nascere il nuovo Governo, il sequestro di Aldo Moro stravolge l’Italia e qualsiasi agenda politica.

            Tina Anselmi non si ferma, va avanti nel suo lavoro e sceglie, in sintonia con il suo partito, la linea della fermezza. Le certezze che avevano animato la sua vita oscillano. C’è qualcosa nella democrazia, che ha perseguito con tenacia e sognato fin da quando era ragazzina, che improvvisamente le sfugge.

            Nel 1981, è Presidente della Commissione di indagine sulla loggia massonica P2. Di nuovo, unica donna in un mondo di uomini. Audizione dopo audizione, scopre gli interessi di un gruppo di potere che ha cercato di governare il Paese in modo occulto, senza passare dalle elezioni o dal confronto democratico, e capisce che il mondo in cui aveva creduto di vivere e combattere le sue battaglie a viso aperto è molto diverso da come lo aveva immaginato. Potrebbe arrendersi, ma ancora una volta, non lo fa. Nonostante le pressioni e le minacce, porta a termine una relazione lucida e dettagliata sull’azione delle logge deviate in Italia e riesce a farla approvare con una larghissima maggioranza.

            Passiamo ad una parte delle dichiarazioni del regista, Luciano Manuzzi: “La storia di Tina Anselmi è la storia di colei che ha aperto la strada all’emancipazione femminile (peraltro non ancora totalmente raggiunta) durante tutto l’arco del Novecento. Tina è stata un personaggio fantastico, romanzesco, a cui tutti dovremmo poter assomigliare, uomini e donne. Per tutta la vita ha lottato contro i soprusi, le ingiustizie, gli sprechi e la mancanza di tutele che considerava come insulti insopportabili. A 17 anni ha scelto di entrare nella Resistenza da protagonista, facendo parte del gruppo che ha trattato coi tedeschi la loro ritirata senza ritorsioni. È lei che ha guidato, seduta in cima ad un carrarmato perché non si perdessero, l’arrivo delle forze di liberazione fino a Castelfranco, suo paese natale. Sempre da minorenne si è iscritta alla DC e ha cominciato in parallelo un’attività sindacale prima nella Cgil e poi nella Cisl per difendere accanitamente i diritti delle lavoratrici impiegate nelle filande, le cosiddette ‘filandere’, donne molto spesso minorenni costrette a tenere tutto il giorno le mani immerse nell’acqua bollente per tirare i fili della seta dai bozzoli dei bachi. Un lavoro faticoso, malsano e sottopagato, che per giunta lasciava sulla pelle delle mani cicatrici indelebili. È stata anche la responsabile dei giovani DC in un momento in cui non erano molte le donne che arrivavano a ruoli dirigenziali. È diventata la prima donna Ministro della Repubblica italiana, arrivata all’incarico dopo che ben 846 uomini l’avevano preceduta. Con la sua azione politica e ministeriale si è dedicata a colmare sacche di ingiustizia e mancanze di tutela promuovendo la legge sulle pari opportunità, la legge Basaglia sui manicomi. Non ha esitato a schierarsi contro i poteri forti come Big Pharma, istituito il Servizio sanitario nazionale, una tappa fondamentale per lo sviluppo della sanità pubblica in Italia che ancora oggi spicca in Europa e nel mondo. E benché fosse profondamente cattolica ha firmato la legge sul divorzio a dimostrazione di una grande larghezza di vedute e di una interpretazione della politica in modo laico. Ha presieduto, unica donna fra 20 senatori e 20 deputati, la commissione P2, un’inchiesta durata anni per sbrogliare una matassa di silenzi, misteri e stragi che hanno sconvolto l’Italia. Considerato il suo notevole impegno è stata candidata a diventare la prima donna Presidente della Repubblica. A sostegno della sua candidatura restano nella memoria di molti i dieci punti di merito stilati dal settimanale ‘Cuore’. Infine, si può senz’altro affermare che, assieme a Nilde Iotti di cui era sincera amica, Tina Anselmi è stata colei che ha aperto la strada alle donne in politica in ruoli di responsabilità,  diventando una figura centrale, di riferimento, per molte colleghe nel corso di tutta la Prima Repubblica. Tina ha sempre inteso la politica come servizio e attraverso le sue battaglie civili – <<La democrazia va vissuta e partecipata>> diceva – ha come cercato di rodare la Costituzione, provandone la tenuta e l’efficacia dei suoi valori. E ciò che oggi continua ad affascinare, è stato il modo in cui lei ha preteso di mettere alla prova molti di quei valori che l’Italia democratica non sempre è riuscita ad incarnare. A lei, insieme a molti altri, dobbiamo la nostra libertà. Un bene prezioso, irrinunciabile, che ha massimamente difeso e sostenuto per tutta vita. Amava anche gli scherzi, le scorribande con le amiche e amava il cinema. Chi non vorrebbe assomigliare ad una donna così?”.

            Al di là della valida prova da protagonista della bellissima 43enne Sarah Felberbaum (con tutti gli sforzi di ‘trucco e parrucco’, la somiglianza con la Anselmi è pari a zero, senza contare che la protagonista appare quasi identica lungo tutti i circa quarant’anni narrati! Non che ci sia bisogno di fare “Tale e Quale Show”, però almeno un minimo… In “Effetto notte”, capolavoro di Bellocchio, Fabrizio Gifuni è stato un gigantesco Aldo Moro, e si è stati molto attenti anche alla somiglianza, così come per Andreotti, Zaccagnini, Cossiga, etc.), il risultato non ci è apparso esaltante, anche – e non soltanto – per una ideologizzazione tanto forte quanto confusa (soprattutto, ma non solo, nella prima metà del film), nonché per una eccessiva fretta (necessaria per la durata standard di una sola prima serata, ma che avrebbe dovuto comportare delle scelte, se proprio di una sola serata doveva trattarsi) nell’affrontare così tanti fatti e decenni, facendo risultare il film una sorta di compendio in ‘stile Bignami’ di tutto quanto affrontato. La scelta di programmazione al 25 aprile, al di là della ricercata valenza sociale assai probabile, comporta anche il dover fare i conti con gli ascolti televisivi che in una data come questa sono mediamente bassi, per via del ritorno – nel corso della serata, fino a tarda ora – di chi è stato in gita per un giorno oppure in viaggio per l’intero ‘ponte’. Temiamo che il prodotto – anche per il non eccessivo appeal – sia destinato ad un pesante flop in termini Auditel. Ma lo sapremo soltanto nella mattinata di mercoledì 26.

(Franco Baccarini)

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